Masterpiece - Gazebo (1982)
A questo 45 giri sono particolarmente affezionato. Non solo è una pietra miliare della musica italo-disco, ma rappresenta anche un ricordo personale indelebile: ho avuto l'onore di condividere il palco con Gazebo a Parma circa quindici anni fa. Quell’esperienza speciale mi ha legato ancora di più a Masterpiece, che oggi custodisco con la sua dedica autografa, un vero cimelio che racchiude un pezzo della mia vita e della storia musicale degli anni ’80.
Negli anni ’80, non era così semplice essere cittadini del mondo come lo è oggi. Certo, oggi viaggiare è più facile, possiamo comunicare in tempo reale con chiunque, imparare nuove lingue con un clic e le aziende operano spesso su scala globale. Tuttavia, ci sono sempre state persone che, per le loro esperienze di vita, incarnano veramente lo spirito cosmopolita, rendendo difficile associarle a una singola nazionalità. Un esempio di questo tipo di artista negli anni recenti è Mika, che ha vissuto in diversi paesi e possiede un bagaglio culturale che lo rende un vero cittadino del mondo. Negli anni ’80, però, avevamo un altro esempio altrettanto straordinario, anche se forse meno riconosciuto: Paul Mazzolini, in arte Gazebo.
Figlio di un diplomatico italiano e di una cantante americana, Gazebo è nato a Beirut, in Libano, nel 1960, proprio come Mika. Ha trascorso la sua infanzia in paesi diversi, tra Asia, Giordania, Danimarca e Francia, prima di stabilirsi a Roma. Con questo background internazionale e una perfetta padronanza dell’inglese (una risorsa fondamentale nella sua carriera), Gazebo è diventato una delle figure simbolo della italo-disco, un genere che ha conquistato l’Europa negli anni ’80.
Nel 1982 usciva Masterpiece, la canzone che consacrò Gazebo nel panorama musicale europeo. Ma come si arriva a Masterpiece? Paul, racconta che alla fine degli anni ’70, intorno ai 18-19 anni, si trasferì a Londra per immergersi nell'atmosfera della new wave, ispirato da band come Ultravox e Human League, molto prima che questi gruppi raggiungessero il successo con brani come Vienna o Don’t You Want Me. Fu in quel periodo che frequentò il leggendario Blitz Club a Covent Garden, il cuore pulsante della scena new wave londinese. Qui incontrò i Blitz Kids, giovani creativi che sarebbero poi diventati icone della cultura pop britannica: Duran Duran, Spandau Ballet, Boy George. Il Blitz Club non era solo un locale, ma un incubatore di idee e mode, dove la new wave stava rapidamente evolvendo in new romantic.
Tornato a Roma, Paul si mise in contatto con un vecchio amico musicista, Pierluigi Giombini, che stava svolgendo il servizio militare. Durante una delle licenze di Giombini, i due iniziarono a lavorare su un’idea musicale, ispirata dal film Sunset Boulevard (Il viale del tramonto) che Paul aveva visto in versione originale. Dopo una serie di tentativi falliti di trovare un produttore, Paul decise di chiedere aiuto a un amico DJ, Paolo Micioni. Quella che sembrava una richiesta senza troppe aspettative si rivelò invece la svolta decisiva: riuscirono a trovare il produttore giusto. Dal momento che Paul cantava in inglese e il mercato internazionale sembrava più promettente di quello italiano, decisero di mascherare le loro radici italiane: Pierluigi Giombini divenne “John Bini” e Paul scelse il nome d’arte "Gazebo", ispirato dal film omonimo con Glenn Ford e Debbie Reynolds.
E così nacque Masterpiece. Curiosamente, il titolo della canzone fu scelto quasi per caso, durante una sessione in cui i due musicisti sperimentavano con musica e parole. La parola "masterpiece" sembrava suonare bene e si adattava perfettamente all’atmosfera del brano. Da quel momento, la canzone iniziò a prendere vita e, con essa, anche la figura di Gazebo come icona della italo-disco.
Il testo di Masterpiece ha un fascino oscuro. Descrive una festa di compleanno dove vecchi amici si ritrovano a bere vino francese e ballare, ma alla fine della serata, quando tutti se ne sono andati, il protagonista si trova da solo nella sua Rolls-Royce. La vista si oscura, i ricordi diventano pesanti, e la canzone si chiude con la frase enigmatica "sei una stella lassù", lasciando il sospetto che il finale non sia affatto felice.
Per promuovere la canzone, Gazebo tornò a Londra per girare un video, caratterizzato da effetti elettronici in puro stile new wave. Tuttavia, sembra che esistano più versioni del video. Quella più conosciuta oggi, con immagini vintage ispirate alla Belle Époque, potrebbe essere stata realizzata anni dopo, probabilmente in occasione di una rimasterizzazione del brano.
Quando uscì nell’estate del 1982, Masterpiece si fece subito notare. Il successo crebbe progressivamente, finché nella seconda metà di ottobre entrò nelle classifiche musicali. Da lì, Gazebo divenne una presenza fissa nelle trasmissioni televisive musicali di quegli anni.
Il successo di Masterpiece consacrò Gazebo come una delle figure più importanti della italo-disco, e la canzone superò i confini geografici e temporali. Ancora oggi, Masterpiece viene ricordata e apprezzata, segno che Gazebo, con il suo background multiculturale e il suo talento, ha davvero lasciato il segno nella musica degli anni ’80, confermandosi un vero cittadino del mondo… e del mondo della italo-disco!





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